Verificato il 28 ottobre 2026 · a quota
Zoho Mail: cinque caselle da cinque gigabyte, e nessun IMAP

Fra le sei caselle di questa categoria Zoho Mail è l’unica che non nasce per una persona sola: il piano gratuito serve cinque utenti su un dominio proprio, e per una piccola attività o un’associazione è un’offerta che fra i gratuiti non ci risulta altrove. La cifra per utente non è alta, e tuttavia moltiplicata per cinque diventa rispettabile. Il problema sta altrove, e non lo troviamo nella colonna dello spazio: sta in una riga della tabella dei piani che quasi nessuno legge, quella dove il fornitore dichiara che cosa il gratuito non comprende. Guardiamo dunque prima il dono e poi quella riga, perché decide da sola se questo servizio sia adatto oppure inutile.
Che cosa dà il piano gratuito
La pagina dei prezzi di Zoho Mail, letta il 28 ottobre 2026, descrive il piano chiamato gratuito per sempre e dichiara fino a cinque utenti con cinque gigabyte di spazio di posta ciascuno, più la posta personalizzata su un dominio. Il tetto dei cinque utenti è peraltro rigido, e la pagina lo scrive in modo che non lascia dubbi: dal sesto utente tutti gli utenti passano a un piano a pagamento, non soltanto il nuovo. Non ci troviamo quindi davanti a un piano che cresce con l’organizzazione, ma davanti a una soglia che la riporta al listino nel momento in cui la sesta persona arriva. L’applicazione per telefono è compresa, mentre il programma per computer del fornitore compare solo fra i piani a pagamento. Sul limite degli allegati la stessa pagina non si pronuncia per il gratuito, e lo diciamo perché un limite non pubblicato resta un limite che non conosciamo: la tabella riporta quella cifra soltanto per i piani che si pagano.
Dove finisce
La riga che conta è quella dell’accesso dai programmi di posta, e la pagina dei piani la scrive in forma telegrafica: sul gratuito IMAP, POP e Active Sync non sono compresi, e conviene tradurre, perché le sigle nascondono la conseguenza. Significa che la posta di Zoho, sul piano gratuito, si legge dal sito del fornitore e dalla sua applicazione per telefono, e che non la vediamo in Thunderbird, in Outlook, nel Mail di Apple né in nessun altro programma installato sul computer. Significa anche che non la scarichiamo in locale con gli strumenti consueti, e che portarla via un giorno diventa un lavoro, perché i travasi fra caselle passano appunto da IMAP. Per una persona sola che lavora dal browser è un fastidio; per cinque utenti di un’attività che tengono la corrispondenza dentro il programma di posta è un ostacolo serio, e va saputo prima di spostare un dominio, non dopo. Del resto il fornitore non lo nasconde: sta scritto nella tabella, in una riga sola, e noi ce lo siamo trovato soltanto leggendola per intero.
Per chi va bene
Zoho Mail ci sembra una buona soluzione per una piccola attività che vuole indirizzi sul proprio dominio senza spendere e che lavora già dal browser: cinque caselle da cinque gigabyte, con un filtro antispam decente e un pannello di amministrazione vero, sono molto più di quanto dia qualunque altro gratuito della categoria, e per chi parte da zero valgono anni di canoni non pagati. Chi invece tiene la posta in un programma sul computer farebbe decisamente meglio a non cominciare da qui, perché dovrebbe cambiare abitudine subito e fornitore poco dopo. In quel caso guardiamo Libero Mail, che l’IMAP lo pubblica per tutti, oppure Outlook.com, che lo prevede dopo averlo acceso nelle impostazioni. A chi serve soltanto un indirizzo personale e nessun dominio indichiamo comunque Gmail. Il nostro giudizio riguarda il gratuito: i piani a pagamento di Zoho l’IMAP lo comprendono.
Le altre cinque schede della categoria delle caselle di posta sono costruite sulla stessa domanda, e in fila si vede bene come ciascun fornitore scelga che cosa togliere. Da qui conviene passare a Libero Mail, che dà molto meno spazio e l’accesso dal programma di posta sì, e a Proton Mail, che toglie l’IMAP per una ragione tecnica e non commerciale. Su tutte ci siamo chiesti dove finisce il gratuito.


