Verificato il 28 ottobre 2026
È ancora gratis?
Prima di aprire un conto la domanda che ci facciamo è una sola, e non riguarda quante funzioni ci diano: riguarda se fra sei mesi quel piano gratuito sarà ancora lì. Su questo sito ne misuriamo sessantasei, e il numero che leggiamo oggi sulla pagina di un fornitore non è affatto una promessa sul mese prossimo, perché un piano gratuito non è un diritto acquisito ma una decisione commerciale, e le decisioni commerciali si cambiano. Teniamo dunque un registro di quello che è stato chiuso, di quello che è stato ridotto e di quello che è stato trasformato in qualcosa che porta lo stesso nome e funziona in un altro modo. Ci serve a due cose: a non contare su ciò che non esiste più, e a riconoscere i segnali quando tocca al servizio su cui contiamo noi.
Tre chiusure, con le date che si verificano
La più recente la conosciamo bene, perché riguarda una categoria in cui il gratuito è la norma. Dashlane ha dismesso il proprio piano gratuito il 16 settembre 2025 e lo ha annunciato il 5 agosto dello stesso anno sul proprio blog, dove leggiamo anche il calendario per intero: dal 5 agosto gli utenti del gratuito sono passati a una prova delle funzioni Premium, dal 16 settembre 2025 non hanno più potuto aggiungere, modificare, copiare né vedere i propri dati ma soltanto esportarli, e l’esportazione resta aperta fino al 16 settembre 2026. Dalla stessa pagina ricaviamo, peraltro, com’era fatto quel gratuito, e cioè venticinque password su un dispositivo solo. Atlas VPN ha chiuso prima, e il comunicato che lo dice non è suo ma di NordVPN, pubblicato il 24 aprile 2024, giorno in cui il servizio ha concluso le proprie attività. Gli abbonati paganti sono stati trasferiti su NordVPN fino alla scadenza del periodo già versato, le nuove sottoscrizioni non si fanno più, e degli utenti gratuiti quella pagina non dice nulla: non è una dimenticanza, è il modo in cui il gratuito finisce in genere. Bitdefender Antivirus Free, infine, ci offre il caso più istruttivo di tutti, perché è stato dismesso il 1° gennaio 2022 ed è poi tornato in catalogo a marzo dello stesso anno come prodotto nuovo, riscritto da zero, con il passaggio dalla versione vecchia da fare a mano.
Le riduzioni, che fanno molto meno rumore
Una chiusura si nota, una riduzione no, e infatti è la forma più diffusa delle tre. Internxt oggi dichiara sulla propria pagina dei prezzi un gigabyte di spazio cifrato, e i dieci gigabyte che circolano nelle guide più vecchie non ci sono: il fornitore non pubblica sul proprio sito né la data del cambio né quale fosse la dotazione precedente, e quella data dunque non la scriviamo. Netlify ha fatto una cosa più sottile, perché non ha ridotto un numero, ha cambiato l’unità di misura. Dal 4 settembre 2025, come scrive la sua documentazione, tutti i conti nuovi stanno su piani a crediti, e il piano gratuito ne riceve trecento al mese; la banda costa venti crediti per gigabyte, mentre il comunicato del 5 settembre 2025 con cui l’azienda presentava quei piani ne chiedeva dieci. Il prezzo della banda, insomma, è raddoppiato in poco più di un anno, e quello che il gratuito ne ricava si è dimezzato. Il confronto che conta davvero, comunque, è un altro: i vecchi piani gratuiti, che la stessa documentazione descrive ancora, davano cento gigabyte di banda al mese. Trecento crediti spesi tutti in banda ne fanno quindici.
Le trasformazioni, dove cambia il patto e non la cifra
C’è poi una terza forma, e la riconosciamo perché il numero resta al suo posto mentre cambia tutto il resto. Il piano gratuito di Ideogram, secondo la documentazione del fornitore aggiornata al 15 ottobre 2026, dà trenta crediti a settimana, e tuttavia soltanto a chi entra con un conto Google, Apple o Microsoft: chi si registra con un indirizzo di posta e una parola d’accesso non riceve alcun credito gratuito. La condizione che per noi pesa di più, però, non è questa e non si misura in crediti: sul piano gratuito tutto quello che generiamo è pubblico, mentre i piani a pagamento tengono private le immagini nuove fino a quando non decidiamo noi di pubblicarle. Qui il gratuito non è stato tagliato, è stato riscritto, e lo paghiamo con la visibilità del nostro lavoro. Teniamo presente infine che la coda lenta, quella che consente di continuare a generare dopo aver esaurito i crediti, è una cortesia riservata ai piani a pagamento: sul gratuito non c’è, e lì si aspettano i trenta crediti della settimana dopo.
Come si riconosce in anticipo un gratuito che sta per chiudere
I segnali ci sono, sono pochi e si leggono tutti sulle pagine del fornitore, senza bisogno di indiscrezioni. Il primo è il piano gratuito che sparisce dal listino mentre chi ce l’ha lo conserva: è esattamente quello che leggiamo su Netlify, dove i piani di prima si chiamano ormai legacy, e su Ideogram, la cui documentazione dichiara che il piano Basic non si vende più e che chi lo ha se lo tiene. Un piano che non si può più sottoscrivere, dunque, è un piano con una data di fine, anche se nessuno l’ha ancora scritta. Il secondo segnale è la colonna del gratuito che smette di contenere numeri e comincia a contenere parole, perché un fornitore che pubblicava le proprie quote e poi smette, in genere, ha già deciso. Il terzo è il cambio dell’unità di conto, dai gigabyte ai crediti o dai messaggi al consumo, che rende impossibile il confronto con il mese scorso ed è appunto per questo che si fa. Il quarto lo vediamo nei contenuti di chi ci fornisce il servizio: quando il blog e le pagine dei prodotti parlano soltanto di aziende, di amministrazione e di grandi clienti, un piano gratuito per persone singole non ha più un posto dove stare. Il quinto, infine, è il passaggio di proprietà, e ne parliamo altrove perché è il più trascurato di tutti.
Che cosa ci conviene fare, in pratica
Da tutto questo ricaviamo tre abitudini, e nessuna costa fatica. La prima è guardare la data accanto alla cifra, perché un limite senza data non è un’informazione, ed è la ragione per cui su ogni scheda di questo sito scriviamo il giorno in cui abbiamo letto la pagina del fornitore. La seconda è provare l’esportazione il primo giorno e non il giorno in cui serve: l’esportazione è l’unica cosa che ci resta quando un piano chiude, e il caso Dashlane ce lo mostra con una chiarezza che non lascia scampo, dato che dal 16 settembre 2025 di quel gratuito è rimasta soltanto quella. La terza è non appoggiare sul gratuito ciò che poi non possiamo spostare, e cioè un indirizzo di posta su un dominio che non controlliamo, un archivio senza copia, un sito legato a una procedura di pubblicazione che esiste da una parte sola. Le sessantasei schede di questo sito dicono dove ogni piano gratuito si ferma oggi. Questa pagina ne dice un’altra, e cioè che quel confine si muove, e che certo conviene saperlo prima e non dopo.