Verificato il 28 ottobre 2026 · con pubblicità
YouTube Music: gratis con la pubblicità, e si ferma a schermo bloccato

Il piano gratuito di YouTube Music è quello che in questa categoria dà il catalogo più largo, e lo dà per un motivo che non ha nulla di musicale: dentro ci finisce anche quello che la gente carica su YouTube, cioè i concerti ripresi male, le versioni dal vivo e i rifacimenti che nessuna etichetta ha mai pubblicato. Il vantaggio lo riconosciamo, e tuttavia chi lo prova su telefono scopre quasi subito il limite che conta, che non riguarda la pubblicità né il numero dei brani. Riguarda il gesto più banale di tutti, quello per cui un telefono esiste: metterlo in tasca e camminare.
Che cosa dà il piano gratuito
Il centro di assistenza di Google descrive il piano gratuito al rovescio, elencando quello che aggiunge l’abbonamento, e letto il 28 ottobre 2026 ci dice tre cose. La prima: con Music Premium si ascoltano musica e video musicali senza pubblicità, dunque senza abbonamento la pubblicità c’è, fra i brani e prima dei video. La seconda sta scritta in italiano sulla pagina dei vantaggi, e suona «Riproduci musica e podcast in background» sui dispositivi mobili, anche dopo aver chiuso l’applicazione. La terza riguarda l’ascolto offline: la stessa pagina parla di scaricamento di musica e podcast sul dispositivo per un massimo di trenta giorni, con gli scaricamenti automatici costruiti sulle abitudini d’ascolto. Al piano gratuito, per sottrazione, restano la ricerca su tutto il catalogo, le raccolte, le stazioni generate e i consigli, che in genere sono buoni perché Google ha vent’anni di cronologia su cui costruirli. Resta anche, peraltro, l’accesso ai video musicali, che gli altri tre servizi di ascolto di questa categoria non offrono affatto.
Dove finisce
Il limite vero di questo piano gratuito è dunque la riproduzione in background, e conviene dirlo nel modo in cui lo incontriamo: senza abbonamento, quando si blocca lo schermo o si passa a un’altra applicazione, la musica si ferma. Non si abbassa e non resta in attesa, si ferma, e per farla ripartire bisogna riaccendere lo schermo e tenere l’applicazione in primo piano. È il limite che ci sembra più fastidioso di tutta la categoria, perché non riguarda il catalogo né la qualità ma appunto il gesto per cui si usa un telefono. Nessuno degli altri tre servizi di ascolto di questa categoria mette l’ascolto a schermo spento fra i vantaggi riservati a chi paga: qui invece è esattamente lì che lo troviamo. Una sola eccezione la segnala la documentazione stessa, e la riportiamo volentieri: la riproduzione in background della maggior parte dei podcast funziona a prescindere dall’abbonamento. Chi usa il servizio per i podcast, insomma, non incontra il muro; chi lo usa per la musica lo incontra al primo semaforo.
Per chi va bene
YouTube Music ci sembra adatto a chi ascolta davanti a un computer, con la scheda del browser aperta, e a chi cerca materiale che sulle piattaforme ufficiali non esiste: registrazioni dal vivo, rarità, versioni caricate dagli appassionati. In quell’uso sentiamo davvero il catalogo più largo e il limite dello schermo non esiste. Chi invece ascolta camminando, in palestra o in auto farebbe decisamente meglio a guardare Spotify Free, che dopo l’aggiornamento del settembre 2025 lascia scegliere il brano anche su telefono, oppure Deezer Free, che su telefono la scelta non la concede ma almeno non si spegne. A chi cerca musica da riutilizzare in un proprio video diciamo anche qui che il posto è un altro, ed è Pixabay Music: i brani che sentiamo su YouTube Music, come quelli di Spotify, non si possono riusare in nulla.
Le sei schede della categoria della musica e dello streaming misurano tutte la stessa distanza, quella fra quello che un piano gratuito promette e quello che poi consente. Da questa conviene passare a Spotify Free, che è il confronto più diretto e che oggi ci sembra il più generoso dei quattro, e a Last.fm, che non suona niente ma tiene il conto di tutto quello che ascoltiamo qui e altrove.


