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Verificato il 28 ottobre 2026 · con pubblicità

SoundCloud: catalogo indipendente, e due ore sole per chi carica

La pagina pubblica di SoundCloud su soundcloud.com, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Dei quattro servizi di ascolto di questa categoria SoundCloud è l’unico che non vive del catalogo delle grandi etichette, e anzi è l’unico dove quel catalogo in buona parte non c’è. Quello che ci troviamo dentro lo hanno caricato gli artisti stessi: primi pezzi, rifacimenti, provini, serate registrate, generi interi nati qui e rimasti qui. Per questo è anche il solo dei quattro che si legge da due lati, perché SoundCloud è insieme un posto dove si ascolta e un posto dove si pubblica, e i limiti del piano gratuito cambiano appunto a seconda del lato da cui lo guardiamo. Conviene dunque prenderli uno per volta, cominciando da quello che ci interessa di meno e che però si incontra per primo.

Che cosa dà il piano gratuito

Dal lato di chi ascolta il piano gratuito dà la ricerca su tutto il sito e la riproduzione sostenuta dalla pubblicità; l’abbonamento per ascoltatori, che il fornitore chiama Go, aggiunge l’ascolto senza interruzioni, il salvataggio offline di un numero illimitato di brani, la qualità audio superiore e, voce che pesa più di tutte, l’accesso al catalogo completo. Dal lato di chi pubblica le cifre sono due e le troviamo nel centro di assistenza, alla pagina dedicata al limite di caricamento del piano gratuito che abbiamo letto il 28 ottobre 2026: due ore di audio in tutto e quattro gigabyte per singolo file, con l’avvertenza che un file più grande va spezzato in più caricamenti. I piani a pagamento per chi pubblica sono poi due, e li distingue proprio questo tetto: quello intermedio lo porta a tre ore, quello superiore lo toglie e dà caricamenti illimitati. I prezzi, peraltro, su quella pagina il fornitore non li scrive.

Dove finisce

Le due ore sono il limite che conta, e conviene capire come sono fatte: non sono due ore al mese e non si rinnovano, sono due ore in tutto e per sempre, sommando tutto quello che resta caricato. Quando il totale le raggiunge, dice il fornitore, si perde temporaneamente la possibilità di caricare altro audio, e per riprendere bisogna cancellare brani vecchi fino a tornare sotto il tetto oppure passare a un piano a pagamento. C’è poi un dettaglio che in genere si scopre tardi, e lo diciamo perché è il più spiacevole di tutti: chi scende da un piano a pagamento al gratuito con più di due ore caricate non perde i file, e tuttavia i brani più vecchi vengono nascosti agli ascoltatori, restano depositati e scaricabili e tornano visibili soltanto liberando spazio o riabbonandosi. Vale la pena di guardare la stessa regola dal lato opposto: se un artista scende di piano parte del suo archivio sparisce dalla vista, e questo ci dice qualcosa su quanto è stabile quello che troviamo qui. Un collegamento salvato anni fa, insomma, può non suonare più. Dal lato di chi ascolta, infine, teniamo presente che l’accesso al catalogo completo è una voce dell’abbonamento: quello che sentiamo senza pagare è largo, certo, ma non è tutto quello che c’è.

Per chi va bene

SoundCloud ci sembra senza rivali per chi cerca musica che altrove non esiste, e va bene anche per chi pubblica poco: due ore stanno a una ventina di pezzi, e per un progetto appena nato sono abbastanza. Chi pubblica molto, o chi carica serate intere da un’ora, esaurisce il tetto in un pomeriggio e dovrà decidere se pagare o cancellare. E qui va detta la cosa che a noi pare la più importante, perché è il malinteso più comune del sito: sentire un brano su SoundCloud non dà alcun diritto di riutilizzarlo. Ogni caricamento porta le condizioni che ci ha messo chi lo ha caricato, e quasi mai sono condizioni che ne permettono l’uso in un video. Per quella domanda la scheda giusta è Pixabay Music, che non è un servizio di ascolto ma un archivio pensato per essere riusato.

Nella categoria della musica e dello streaming queste sei schede rispondono alla stessa domanda da punti diversi, e SoundCloud è quella che la pone due volte, per chi ascolta e per chi pubblica. Accanto a questa conviene leggere Pixabay Music, che è l’altro mestiere della categoria, e Spotify Free, dove il catalogo è quello delle etichette e il limite lo troviamo nel tempo di ascolto a richiesta.

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