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Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato

Pixabay Music: licenza commerciale compresa, garanzia sulla provenienza no

La pagina pubblica di Pixabay Music su pixabay.com, come si presentava il 28 ottobre 2026.

In questa categoria convivono due domande che la gente scrive quasi nello stesso modo: «dove ascolto musica gratis» e «che musica posso mettere nel mio video». Le due domande hanno risposte diverse e cataloghi diversi, e di tutte le schede qui dentro Pixabay Music è appunto la sola che risponde alla seconda. Ci conviene dirlo prima di ogni cifra, perché chi cerca una colonna sonora e finisce su Spotify o su SoundCloud ha sbagliato strada senza accorgersene: su quei cataloghi non troviamo un solo brano riutilizzabile, a nessuna condizione. Qui l’archivio esiste invece proprio per essere riusato, la licenza lo scrive a parole chiare, e il nostro lavoro è dunque vedere fin dove arriva.

Che cosa dà il piano gratuito

La pagina della musica di Pixabay, che leggiamo il 28 ottobre 2026, dichiara oltre trecentomila tracce senza royalty da scaricare e, accanto a ciascuna, la formula «Attribuzione non richiesta». La licenza dei contenuti è però il documento che conta: concede un diritto che descrive con cinque aggettivi — irrevocabile, mondiale, perpetuo o per quanto la legge consente, non esclusivo e senza royalty — e specifica che vale per scaricare, usare, copiare, modificare o adattare il contenuto per finalità commerciali o non commerciali. Che la musica sia compresa non lo deduciamo: lo stesso documento definisce la voce «Audio» come musica, suoni, effetti sonori e altre rappresentazioni sonore. Che il diritto non sia esclusivo significa, peraltro, che la stessa traccia la può ottenere chiunque altro alle stesse condizioni, cosa che conta quando ci serve un suono riconoscibile. Il contenuto pubblicato prima del 9 gennaio 2019 segue infine una licenza diversa, la CC0, e per questo guardiamo sempre la data di pubblicazione prima di scaricare.

Dove finisce

La licenza larga non è comunque una licenza senza condizioni, e i divieti elencati sono cinque. Non si può vendere né distribuire il contenuto così com’è, cioè senza averci messo un lavoro proprio, e dunque una raccolta di tracce rimessa in vendita resta fuori, come ne resta fuori la pura ridistribuzione. Non si può usare il contenuto in modo illecito o immorale, né in modo ingannevole. Non si può adoperarlo come parte di un marchio, di un nome commerciale o di una denominazione sociale, e per la musica questo è il divieto meno ovvio di tutti: un motivo di quattro note usato come firma sonora di un’impresa cade proprio qui. Restano le condizioni sui contenuti che mostrano marchi altrui, che a noi interessano meno perché riguardano più le immagini che l’audio. Il limite vero, tuttavia, è un altro, e sta in una riga che, se non la cerchiamo, non la leggiamo mai: il fornitore non garantisce di avere ottenuto alcun consenso o licenza sui contenuti, e aggiunge che la verifica spetta unicamente ed esclusivamente a chi scarica. Se chi ha caricato la traccia non ne aveva i diritti, insomma, il problema diventa nostro e non di Pixabay.

Per chi va bene

Pixabay Music ci sembra la risposta giusta per chi monta video, podcast o presentazioni e ha bisogno di un sottofondo che non costi nulla e non vada rinnovato: il diritto è perpetuo, l’attribuzione non serve, e per un canale che pubblica ogni settimana questo vale più di qualunque ampiezza di catalogo. Chi invece lavora su commessa, e deve rispondere a un cliente di quello che mette nel montaggio, farebbe meglio a mettere in conto un archivio a pagamento che garantisca la provenienza, perché qui quella garanzia non la troviamo. Teniamo presente, a questo proposito, che l’alternativa citata più spesso non è affatto gratuita: su Jamendo l’uso commerciale passa da una licenza a pagamento, che sulla pagina dei prezzi parte da 29 euro per traccia per il solo online e arriva a 1.189 euro, e per questo Jamendo in questo sito non ha una scheda.

Nella categoria della musica e dello streaming questa scheda sta da sola sul proprio lato, perché le altre girano tutte intorno all’ascolto e questa parla d’uso. Chi ci è arrivato cercando un lettore la risposta la trova in Spotify Free, che oggi lascia scegliere il brano anche su telefono, oppure in SoundCloud, dove il catalogo è degli artisti stessi e tuttavia riutilizzabile non è.

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