Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato
PageSpeed Insights: gratuito, e misura una pagina alla volta in laboratorio

Fra gli strumenti per webmaster PageSpeed Insights è quello che apriamo con più aspettative e leggiamo con meno attenzione, perché restituisce un numero da zero a cento e un numero sembra un verdetto. Anche qui non c’è un piano gratuito da raccontare: il servizio non costa niente e non ha quote, come Search Console e per lo stesso motivo, cioè che Google non vende l’analisi ma l’ecosistema intorno. Il punto che ci interessa, dunque, non è il prezzo, e nemmeno la bontà delle misure, che sono serie. È che lo strumento misura due cose diverse e le mette nella stessa pagina, e chi non distingue l’una dall’altra finisce spesso per inseguire il numero sbagliato.
Che cosa dà il piano gratuito
La documentazione ufficiale di PageSpeed Insights, letta il 28 ottobre 2026, descrive due sorgenti. La prima sono i dati di campo, che vengono dal Chrome User Experience Report e raccontano l’esperienza di utenti veri: il primo disegno dei contenuti, la risposta all’interazione, il disegno del contenuto più grande e lo spostamento inatteso degli elementi, più il tempo al primo byte in via sperimentale. Questi numeri coprono appunto i ventotto giorni precedenti e si aggiornano ogni giorno. La seconda sorgente è il laboratorio: lo strumento esegue Lighthouse sull’indirizzo che gli diamo in un ambiente simulato, e da quella prova ricava i punteggi di prestazioni, accessibilità, buone pratiche e ottimizzazione per i motori. La simulazione, peraltro, non è generica ma dichiarata: per il telefono il fornitore emula un apparecchio di fascia media, il Moto G4, su rete mobile, mentre per la scrivania emula un computer con connessione via cavo. La prova parte da un centro dati di Google in America del Nord, in Europa o in Asia, e la posizione ci viene indicata nel rapporto. Non troviamo un tetto di interrogazioni dichiarato, e non esiste una versione a pagamento.
Dove finisce
Qui il limite non è una quota e lo diciamo chiaramente: è il perimetro della misura. Il punteggio delle prestazioni esce da una prova di laboratorio, cioè da una condizione costruita, e una condizione costruita non è il nostro pubblico: chi ha visitatori su fibra e computer recenti legge un numero più basso di quello che i suoi utenti sperimentano, e a chi ha visitatori su telefoni vecchi capita l’opposto. La prova, poi, riguarda un solo indirizzo per volta, e un sito non è una pagina: il punteggio della pagina iniziale non ci dice niente delle schede, degli archivi o del carrello. Sui dati di utenti veri il problema è un altro e il fornitore lo scrive: se la pagina ha pochi campioni, per esempio perché è appena pubblicata, lo strumento ripiega sul dato di tutto il dominio, e se nemmeno il dominio ne ha abbastanza quei dati non compaiono affatto. Resta dunque il laboratorio, cioè la parte meno attendibile, ed è la condizione in cui si trovano quasi tutti i siti piccoli. Quando poi mettiamo a confronto i nostri numeri con quelli di un concorrente, certo, confrontiamo spesso una pagina misurata sul traffico vero e una misurata al simulatore.
Per chi va bene
PageSpeed Insights ci serve ogni volta che una pagina va corretta e vogliamo sapere da dove cominciare, perché l’elenco dei rilievi tecnici che accompagna il punteggio è preciso e pertinente, e a noi vale molto più del punteggio stesso. Per quello, invece, lo sconsigliamo: chi inseguisse i cento punti su un sito reale butterebbe via settimane. Chi ha bisogno di sorvegliare molte pagine nel tempo, e non una alla volta a mano, farebbe meglio a guardare i rapporti sull’esperienza d’uso dentro Google Search Console, che gli stessi dati di campo li raccoglie per gruppi di indirizzi. Resta comunque la strada dei servizi di terze parti come GTmetrix, che tuttavia nel piano Basic non pubblica i propri limiti, e un limite non pubblicato lo consideriamo peggio di un limite scritto.
Le sei schede della categoria degli strumenti per webmaster sono costruite sulla stessa domanda, ed è l’unica categoria del sito in cui la risposta è quasi sempre buona. Accanto a questa conviene leggere Google Search Console, che è la fonte dei dati reali di cui qui ne vediamo solo un estratto, e Cloudflare Pages, perché del resto una pagina lenta è lenta anche per come viene pubblicata.


