Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato
Microsoft Clarity: gratuito per sempre, e Microsoft è titolare del trattamento

Fra i sei strumenti di questa categoria Microsoft Clarity è quello che mette più in difficoltà chi è abituato a diffidare, perché registra le sessioni dei visitatori, disegna le mappe di calore dei clic e dello scorrimento, non campiona il traffico e non costa niente né adesso né dopo. Un servizio così, nel resto del sito, lo trattiamo come un’offerta promozionale in attesa del listino, mentre qui il listino non esiste e non è previsto: Microsoft non vende l’analisi, ne ricava i dati. Il che ci porta subito al punto che conta, e non è quanto dura il gratuito, ma che cosa comporta far registrare i propri visitatori da una società terza.
Che cosa dà il piano gratuito
Le pagine di Clarity e la documentazione tecnica di Microsoft, lette il 28 ottobre 2026, dichiarano un servizio gratuito per sempre, senza limiti di traffico, e aggiungono che non c’è alcun tetto al numero di siti per ogni account. Troviamo scritto anche, del resto, che non viene applicato alcun campionamento, cioè che le sessioni registrate non sono una porzione del traffico ma tutte quante. Dentro ci stanno la riproduzione delle sessioni, le mappe di calore per clic, scorrimento e aree, i filtri e i segmenti, gli strumenti di sintesi automatica, gli innesti su WordPress, Shopify e gli altri sistemi diffusi, oltre alle librerie per le applicazioni mobili. Sulla conservazione il fornitore pubblica tre durate diverse, e vale la pena guardarle: le registrazioni riproducibili restano trenta giorni, mentre i dati sui clic e le mappe di calore arrivano a nove mesi, come le sessioni marcate o messe fra le preferite. Una limitazione d’uso, peraltro, c’è e non riguarda il traffico, dato che la documentazione dice di non usare Clarity su siti o applicazioni rivolti a utenti sotto i diciotto anni.
Dove finisce
Qui finisce sui nostri obblighi, non sul nostro conto. La documentazione di Microsoft scrive che Clarity opera come titolare del trattamento e non come responsabile, e significa che non tratta quei dati per conto di chi lo installa e secondo le sue istruzioni, ma per finalità proprie: il testo di informativa che Microsoft stessa suggerisce lo dichiara senza giri di parole, perché nomina Microsoft Advertising e la pubblicità fra gli usi. Chi installa Clarity, dunque, non sta aggiungendo uno strumento di misura, sta aprendo un secondo titolare sui dati dei propri visitatori, e le conseguenze pratiche, insomma, sono tre. La prima riguarda l’informativa, perché il fornitore chiede di dichiarare l’uso di Clarity sia in una nota nel sito sia nella politica privacy, rimandando all’informativa di Microsoft. La seconda sono i cookie, che non sono tecnici: ne troviamo due di prima parte e cinque di terza, fra cui MUID, che la documentazione dice usato anche per la pubblicità, e dal 31 ottobre 2025 Clarity pretende un segnale di consenso valido per le visite da Spazio economico europeo, Regno Unito e Svizzera, senza il quale non li deposita. La terza, infine, è il mascheramento, dove la modalità predefinita è quella intermedia e copre soltanto numeri e indirizzi di posta: tutto il resto della pagina, testi compresi, lo vediamo nelle registrazioni.
Per chi va bene
Clarity ci sembra prezioso per chi deve capire perché una pagina non converte, e in quel mestiere non ha rivali gratuiti, dato che vedere dove il visitatore si blocca vale certo più di qualunque grafico aggregato. Lo consigliamo però a chi ha un avviso del consenso che funziona davvero, un’informativa aggiornata e la disponibilità a stringere il mascheramento al massimo quando nelle pagine passano dati di persone. Chi tratta pratiche, cartelle sanitarie, posizioni fiscali o qualunque materiale coperto, farebbe decisamente meglio a non registrare nulla. E chi vuole solo sapere quante visite arrivano e da dove, senza riprendere nessuno, qui si assume un impegno sproporzionato: gli serve un contatore, e in questa categoria il contatore lo troviamo in Umami Cloud, che non usa cookie e non raccoglie dati personali.
Nella categoria degli strumenti per webmaster Clarity è il caso che spiega meglio di tutti la regola generale, perché dove non paghiamo in denaro paghiamo comunque in dati, e conviene sapere quali. Accanto a questa conviene leggere Umami Cloud, che sulla stessa materia fa la scelta opposta e tiene il minimo, e Google Search Console, che dei visitatori appunto non ci mostra nessuno.


