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Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato

Last.fm: non è un lettore, registra quello che ascoltiamo altrove

Chi arriva qui cercando un posto dove ascoltare musica gratis arriva, in genere, con un’idea vecchia di dieci anni, e conviene che la correggiamo nella prima riga: Last.fm non è un servizio di streaming e non riproduce musica propria. Fa un’altra cosa, e la fa quasi da sola al mondo: registra quello che ascoltiamo altrove, su Spotify, su YouTube o dal lettore del computer, e da quella registrazione ricava una cronologia, delle statistiche e dei consigli. Il mestiere si chiama scrobbling, è la parola che il servizio usa da vent’anni, e descrive appunto un gesto passivo: noi ascoltiamo da un’altra parte, Last.fm prende nota. Chi cerca un lettore sta dunque cercando un’altra scheda, e nella stessa categoria ce ne sono quattro.

Che cosa dà il piano gratuito

La confusione, del resto, non nasce dal nulla: la pagina di presentazione si apre ancora definendo Last.fm «il servizio musicale online più grande al mondo», formula che nel 2026 dice poco di quello che c’è sotto. Sotto, leggendola il 28 ottobre 2026, troviamo un account gratuito tutt’altro che povero. Il conteggio degli ascolti si attiva collegando un servizio di musica, oppure con l’applicazione, con il programma per il computer o con un’estensione del browser, e da quel momento raccoglie tutto: statistiche in tempo reale, un resoconto settimanale, la cronologia completa con la possibilità di risalire a un giorno preciso, le classifiche personali e i brani dimenticati da ritrovare. Dalla stessa pagina arrivano i consigli, musicali e sui concerti, costruiti su quella cronologia, insieme a una pagina personale, a una scaletta dei trenta brani successivi e a una radio di raccomandazione. Restano gratuite, peraltro, le classifiche pubbliche e l’interfaccia per sviluppatori. L’abbonamento Pro, sulla sua pagina, costa 4,99 dollari al mese o 49,99 all’anno e aggiunge statistiche avanzate, la correzione degli ascolti registrati, i resoconti storici e la navigazione senza pubblicità.

Dove finisce

L’avvertenza va scritta per esteso, perché è il motivo di questa scheda: Last.fm non è più un servizio di streaming, e la radio in abbonamento è stata chiusa il 28 aprile 2014. L’annuncio arrivò il 26 marzo di quell’anno; la radio funzionava con la pubblicità in Regno Unito, Stati Uniti e Germania e a pagamento in altri cinque paesi, e il direttore dell’epoca spiegò che il servizio veniva rivisto per concentrarsi sul nuovo lettore e sulla missione delle raccomandazioni. Da allora quel lettore, se lo apriamo, non suona nulla di proprio: apre il brano nel lettore web di Spotify oppure sul sito di YouTube. Il che significa, e lo diciamo chiaramente, che senza un abbonamento altrove Last.fm da solo non ci fa sentire niente. Il secondo limite è più recente e lo sappiamo da pochi mesi: il 27 maggio 2026 il servizio ha annunciato di essere tornato indipendente, uscendo dal gruppo che lo controllava da diciannove anni — CBS lo acquistò nel 2007 per 280 milioni di dollari — e la nuova proprietà non è stata resa pubblica. Il comunicato assicura che account, cronologia e abbonamenti restano intatti; chi tiene lì quindici anni di ascolti, tuttavia, fa bene a sapere, e a noi pare il dato che pesa di più, che la società che li custodisce ha appena cambiato mano e che la mano non ha ancora un nome.

Per chi va bene

Last.fm ci sembra prezioso per chi ascolta molta musica e vuole vederla da fuori: quindici anni di cronologia producono classifiche, confronti e riscoperte che nessun servizio di ascolto offre, perché nessuno di quelli ha interesse a dire che cosa ci siamo lasciati alle spalle. Va bene, decisamente, anche per chi usa più servizi insieme e vuole un registro unico che li sommi. Chi invece sta cercando dove ascoltare senza pagare deve guardare le altre schede della categoria, e sono Spotify Free, che oggi lascia scegliere il brano anche su telefono, insieme a YouTube Music e Deezer Free. Chi cerca musica da riutilizzare in un lavoro proprio non è nel posto giusto nemmeno per sbaglio, e la scheda che gli serve è Pixabay Music: Last.fm, di suo, non ha un solo brano da concedere a nessuno.

Nella categoria della musica e dello streaming questa è l’unica scheda di un servizio che non fa né ascoltare né riutilizzare, e per questo ci pare che convenga leggerla accanto alle altre. Spotify Free è la risposta per chi voleva un lettore ed è finito qui; Pixabay Music è la risposta per chi voleva una colonna sonora. Last.fm, nel mezzo, si limita comunque a misurare.

Nella stessa categoria

  • Spotify Free

    con pubblicità, brano a richiesta anche su mobile

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  • YouTube Music

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  • Deezer Free

    oltre 120 milioni di brani, niente scelta libera

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