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Verificato il 28 ottobre 2026 · a quota

Google Gemini: limiti a consumo, e una filigrana che resta anche a pagamento

La pagina pubblica di Google Gemini su gemini.google.com, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Nessuno dei quattro grandi fornitori di intelligenza artificiale pubblica quanti messaggi al giorno dia il proprio piano gratuito, e Google Gemini aggiunge a questa reticenza comune una complicazione sua, perché è l’unico dei quattro che i messaggi non li conta affatto. Sulla pagina dei limiti troviamo scritto che la quota tiene conto della complessità della richiesta, dei modelli e delle funzioni usate e della lunghezza della conversazione: non esiste dunque un numero di domande al giorno, perché la stessa domanda posta due volte può costare in modo diverso, ed è un modo di contare che a noi sembra perfino più onesto dell’altro. Al piano gratuito la pagina assegna i «limiti standard», e questa è letteralmente la voce che ci troviamo davanti. Google, peraltro, pubblica di quanto quei limiti si moltiplicano con un abbonamento. Quello che non pubblica è il numero da moltiplicare.

Che cosa dà il piano gratuito

La pagina di assistenza sui limiti delle applicazioni Gemini, letta il 28 ottobre 2026, dichiara per il piano gratuito una finestra di contesto da trentaduemila token e i già citati limiti standard, e spiega che la quota si rinnova ogni cinque ore fino al raggiungimento di un tetto settimanale. Accanto, in chiaro, leggiamo i moltiplicatori: due volte con Google AI Plus, quattro con AI Pro, cinque oppure venti con AI Ultra a seconda della funzione. Sappiamo quindi con precisione quanto rende pagare, e nessuno ci dice da dove si parte. Sulle immagini il quadro è simile: il modello più recente resta riservato a chi ha un abbonamento, mentre al piano gratuito tocca quello precedente, con una quota giornaliera che la pagina nomina senza quantificare. Il download, infine, è un dato dichiarato e netto: le immagini si scaricano a 2K con un piano Google AI e a 1K senza, e questo lo troviamo scritto a chiare lettere.

Dove finisce

Qui il limite che decide tutto non è una quota, ed è bene dirlo prima di ogni altra cosa: le immagini generate con il piano gratuito portano una filigrana visibile. Non parliamo del contrassegno invisibile SynthID, che Google applica a tutto quello che i propri strumenti producono, ma di un segno grafico stampato sull’immagine, la stella di Gemini, che si vede a occhio e che, comunque la si giri, non si toglie. Nell’annuncio del proprio modello di immagini Google scrive di voler mantenere la filigrana visibile sulle immagini di chi usa il piano gratuito e perfino su quelle degli abbonati ad AI Pro, e di rimuoverla soltanto per chi ha AI Ultra. Un’immagine così, insomma, serve per guardarla e non per pubblicarla: in una locandina, in una copertina o dentro un documento di lavoro il segno resta lì. Se a questo aggiungiamo che senza abbonamento il download si fa a 1K, vediamo che per l’uso pubblico il piano gratuito di Gemini non basta quasi mai. La stessa pagina dei limiti avverte infine che, quando la capacità è scarsa, gli utenti senza piano possono essere limitati prima degli altri. Non è comunque il peggio che si vede in giro: su Ideogram, per dire, le immagini del piano gratuito nascono pubbliche e, a quanto dichiara il fornitore, toglierle o renderle private è una facoltà dei soli abbonati.

Per chi va bene

Gemini ci sembra la scelta migliore della categoria per chi lavora sul testo e dentro i servizi di Google, perché l’integrazione con la posta e con i documenti è dove il servizio dà il meglio e dove il tetto a consumo si fa sentire poco. Per chi cerca immagini da usare davvero, invece, il giudizio si rovescia: con la filigrana addosso non sono materiale pubblicabile, e tanto vale allora guardare Microsoft Copilot, che un numero di immagini al giorno lo dichiara e sulle proprie non annuncia alcuna filigrana visibile. Il nostro giudizio riguarda ovviamente il solo uso gratuito, e chi ha bisogno di sapere in anticipo quante richieste ci restano farebbe decisamente meglio a stare su un servizio che conta i messaggi invece del consumo, come ChatGPT, dove almeno il meccanismo resta leggibile fino in fondo.

La categoria dell’intelligenza artificiale raccoglie altre cinque schede misurate con lo stesso metro, e del resto il confronto si capisce meglio in fila che una per volta. Da questa conviene passare a Microsoft Copilot, che è il termine di paragone diretto sulle immagini, e a Mistral Vibe, l’ex Le Chat, che sulla riservatezza fa una scelta diversa da tutti, e su ognuna ci siamo chiesti dove si ferma esattamente il piano gratuito.

Nella stessa categoria

  • ChatGPT

    finestre di 5 ore, numero non pubblicato

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  • Microsoft Copilot

    modelli recenti fuori dalle ore di punta, 15 immagini al giorno

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  • Mistral Vibe

    operatore UE, dati nell’UE per impostazione predefinita

    a quota