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Verificato il 28 ottobre 2026 · a quota

ChatGPT: una finestra di cinque ore, e il numero non lo dice nessuno

La pagina pubblica di ChatGPT su chatgpt.com, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Nella categoria dell’intelligenza artificiale c’è una cosa che colpisce appena proviamo a mettere i piani gratuiti in fila: nessuno dei quattro grandi fornitori dice quanto si può usare il proprio. ChatGPT è il più diffuso dei quattro, ed è anche quello su cui la domanda arriva più spesso, perché è il servizio che la gente apre per primo quando vuole capire di che cosa si parla. Sulla pagina di assistenza di OpenAI, tuttavia, al posto di una cifra troviamo una frase: il piano gratuito dà accesso al modello più recente un numero limitato di volte dentro una finestra di cinque ore. Il meccanismo, dunque, è dichiarato per intero. Il numero che sta dentro quel meccanismo non lo è, e non lo pubblichiamo nemmeno noi.

Che cosa dà il piano gratuito

La pagina del centro di assistenza dedicata al piano gratuito, che abbiamo letto il 28 ottobre 2026, elenca quello che si ottiene senza pagare, e non è poco: il modello GPT-5.5, la ricerca sul web, l’analisi dei dati, il caricamento di immagini e di file, l’uso dei GPT pubblicati da altri, la creazione di immagini e un archivio da cinquecento megabyte. Sul tetto, appunto, la stessa pagina dice soltanto che il modello si usa un numero limitato di volte in una finestra di cinque ore, e che quando la quota è finita arriva un avviso con l’invito a passare a un piano a pagamento. Leggiamo poi un dettaglio che in genere sfugge e che conta più della finestra stessa: l’analisi dei dati, il caricamento dei file, quello delle immagini e la creazione di immagini hanno ciascuno un limite separato, e nemmeno di quelli il fornitore pubblica una cifra. I GPT, peraltro, consumano la stessa quota del modello, e a quota esaurita restano inaccessibili fino al rinnovo; per costruirne uno, invece, serve un abbonamento.

Dove finisce

Il limite vero di ChatGPT, insomma, non è la finestra di cinque ore: è il fatto che dentro la finestra non sappiamo quante domande ci restano. Una quota si amministra soltanto se la conosciamo, e qui non la conosciamo: sappiamo che esiste, sappiamo ogni quanto si rinnova, e scopriamo di averla esaurita nel momento esatto in cui il servizio ce lo dice. Per chi apre ChatGPT mezz’ora alla settimana la cosa è irrilevante, mentre per chi ci appoggia un lavoro a scadenza diventa un rischio, perché il muro arriva senza preavviso e il rinnovo può cadere cinque ore più tardi. Di numeri in rete se ne trovano molti, e nessuno viene da OpenAI: sono misure fatte da terzi contando i messaggi fino all’errore, e cambiano da un mese all’altro perché il fornitore ritocca le soglie senza annunciarlo. Per questo motivo non li riportiamo. Del resto la stessa pagina annuncia anche l’arrivo della pubblicità per gli utenti del piano gratuito in alcuni paesi: il gratuito di oggi, certo, non è detto che resti il gratuito di domani.

Per chi va bene

A noi ChatGPT sembra adatto a chi lo usa per cose diverse ogni giorno e in quantità moderata: una traduzione, un testo da rivedere, un dubbio da sciogliere, qualche immagine. In quell’uso la finestra non si tocca quasi mai, e l’ampiezza di quello che il piano gratuito comprende ripaga decisamente l’incertezza sul tetto. Chi invece ha davanti un volume di lavoro prevedibile, e lo deve programmare, farebbe meglio a cercare un servizio che il proprio numero lo scrive: per le trascrizioni, per dire, TurboScribe dichiara tre file al giorno da mezz’ora, e chi non vuole dipendere da nessuna quota può far girare Whisper sul proprio computer. A chi serve invece una quantità nota di immagini al giorno conviene anzi guardare Microsoft Copilot, che quel numero almeno lo pubblica.

Le altre cinque schede della categoria dell’intelligenza artificiale rispondono alla stessa domanda, e messe in fila mostrano che la reticenza non è un caso isolato ma la regola del settore. Accanto a questa conviene leggere Google Gemini, dove il tetto è calcolato sul consumo e non sui messaggi, e Mistral Vibe, l’ex Le Chat, che è l’unico dei quattro a dirci dove tiene i dati.

Nella stessa categoria

  • Google Gemini

    limiti sul consumo non pubblicati, filigrana sulle immagini

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  • Microsoft Copilot

    modelli recenti fuori dalle ore di punta, 15 immagini al giorno

    a quota

  • Mistral Vibe

    operatore UE, dati nell’UE per impostazione predefinita

    a quota