Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato
GIMP: licenza GPL e nessun limite, il conto si paga in ore

In questa categoria la parola gratuito indica quasi sempre un gradino: c’è un piano che dà qualcosa, un piano che dà tutto e una riga di condizioni che separa i due. GIMP non sta su quella scala, e conviene chiarirlo prima di confrontarlo con gli altri, perché non è un piano gratuito ma software libero. Non esiste una versione superiore da acquistare, non c’è un account da aprire, non ci sono funzioni tenute in grigio in attesa di un pagamento, e nessuno misura quanto lo si usa. Il programma arriva completo, con la licenza che ne garantisce l’uso e anche il diritto di modificarlo. Un limite, certo, lo troviamo anche qui, ed è il più onesto della categoria: non è il fornitore che lo mette, siamo noi a dovercelo guadagnare.
Che cosa dà, e perché non è un piano gratuito
La pagina delle domande frequenti del progetto, che abbiamo letto il 28 ottobre 2026, dichiara che GIMP è distribuito secondo i termini della GNU General Public License versione 3 e successive, e il testo della licenza allegato al sito è appunto quello della versione 3 del 29 giugno 2007. Sull’uso commerciale la risposta non lascia margini di interpretazione, e vale riportarla come la troviamo: sì, si può, perché GIMP è software libero e non pone restrizioni sul tipo di lavoro che ci si produce. Nella stessa pagina leggiamo che perfino rivendere copie del programma è perfettamente legale, purché il venditore consegni anche il codice sorgente e le modifiche eventualmente introdotte. In cambio la licenza chiede una cosa sola, e riguarda chi distribuisce una versione modificata: le modifiche al sorgente vanno pubblicate alle stesse condizioni. Il progetto si definisce comunità e software libero, non ha un’azienda dietro che debba fare di noi dei clienti, e tutto quello che si fa resta sul disco di chi lavora, senza passare per un servizio in rete.
Dove finisce
Il limite di GIMP non si legge in una pagina di prezzi, dunque, ma si misura in ore e in formati. Le ore sono la prima metà, e sono tante: l’interfaccia è costruita infatti con una logica propria, i nomi degli strumenti non corrispondono a quelli che si imparano altrove e la memoria delle scorciatoie non si trasferisce. Chi arriva da un programma commerciale non trova una versione più povera di quello che conosceva, ma un attrezzo decisamente diverso, e le prime sere se ne accorge. La seconda metà è peraltro più insidiosa, e riguarda i file degli altri: il formato nativo è l’XCF, e tutto quello che si scambia con chi lavora diversamente passa per una conversione. Soprattutto, e lo diciamo perché è il punto che ferma più gente, sul CMYK la pagina delle domande frequenti è onesta e scoraggiante: il supporto migliore è nei programmi da tempo, il progetto dichiara di non avere alcuna scadenza in proposito e aggiunge che per ora non intende sviluppare le funzioni avanzate del settore. Chi consegna a una tipografia che chiede le lastre separate si trova dunque davanti a un lavoro in più, ogni volta.
Per chi va bene
GIMP ci sembra la scelta giusta per chi lavora su immagini per sé, per il proprio sito o per i propri clienti e vuole uno strumento che nessuno possa cambiargli sotto le mani, perché su quel versante non ha rivali in questa categoria: nessuna condizione sul risultato, nessun abbonamento che scade, nessuna funzione che un giorno passa a pagamento. Chi però deve aprire un PSD altrui al volo, o ritoccare due fotografie in dieci minuti, farebbe decisamente meglio a usare Photopea, che gira nel browser e non chiede di imparare niente. A chi serve una grafica pronta da compilare indichiamo invece Canva, tenendo presente che lì la licenza mette dei confini.
Le altre cinque schede della categoria del video e della grafica partono tutte da un piano e da una condizione, e del resto messe accanto a questa ci dicono quanto valga non averne nessuna. Da qui conviene passare a Photopea, che è il confronto più diretto perché risponde alla stessa esigenza dal lato opposto, e a DaVinci Resolve, l’altro caso in cui il gratuito non mette condizioni sul lavoro.


