Verificato il 28 ottobre 2026 · a quota
Google Drive: quindici gigabyte, ma divisi con Gmail e Foto

Nel cloud storage dei grandi nomi quindici gigabyte sono una cifra decisamente generosa, e Google Drive la dichiara da tanti anni senza averla mai ridotta. Il punto che ci interessa, però, non è quanto spazio sia: è di chi sia. Quei quindici gigabyte non appartengono a Drive ma all’account, e dunque li spartiscono in tre la posta di Gmail, i documenti di Drive e le immagini di Google Foto, che attingono tutti allo stesso serbatoio. È una differenza che sulla carta sembra un dettaglio contabile e che nella pratica, insomma, cambia tutto, perché il serbatoio si svuota anche quando non ci mettiamo dentro niente di nostro.
Che cosa dà il piano gratuito
Sulla pagina di assistenza che spiega il funzionamento dello spazio, letta il 28 ottobre 2026, Google scrive che ogni account comprende fino a quindici gigabyte condivisi fra Gmail, Google Drive e Google Foto. La stessa pagina ci elenca con precisione che cosa pesa su quel conto, e vale certo la pena seguirla: i messaggi di Gmail con i loro allegati, cartelle di posta indesiderata e cestino compresi; i file di cui siamo proprietari su Drive, dai documenti alle immagini ai video; le fotografie e i video salvati in qualità originale, oltre a quelli in qualità alta o rapida caricati dopo il primo giugno del 2021; le registrazioni delle riunioni di Meet; i documenti creati o modificati negli strumenti collaborativi dopo quella stessa data; e infine i dati di salvataggio dei dispositivi Android. I file che stanno in cartelle condivise, peraltro, pesano soltanto sul conto di chi li possiede, ed è l’unico sollievo che la pagina conceda, perché evita di far pagare due volte lo stesso archivio a chi collabora.
Dove finisce
Il limite non è la capienza ma la condivisione fra servizi, e ce ne accorgiamo nel dettaglio che quasi nessuno considera: posta indesiderata e cestino di Gmail occupano spazio come tutto il resto, cosicché un account si riempie per anni di accumulo senza che nessuno abbia deciso di riempirlo. Quando il conto è pieno le conseguenze sono scritte appunto nella stessa pagina, e non sono poche. Non carichiamo più file su Drive, non salviamo più foto e video su Google Foto, non creiamo nuovi documenti negli strumenti collaborativi, e la capacità di inviare e ricevere posta con Gmail, scrive Google, può venire compromessa: è il caso in cui un archivio di fotografie troppo grande fa smettere di funzionare l’indirizzo di posta. C’è infine la clausola che pesa più di tutte: se restiamo oltre il limite per due anni o più i contenuti possono venire cancellati, con un preavviso che Google dichiara di almeno tre mesi. Non è una minaccia astratta ma una regola pubblicata. Del resto è la sola clausola di questo tenore che abbiamo trovato leggendo le pagine dei sette fornitori di questa categoria.
Per chi va bene
Google Drive ci sembra la scelta ragionevole per chi usa già Gmail e gli strumenti collaborativi e produce documenti leggeri, perché in quel caso i quindici gigabyte sono tanti e il resto funziona senza attriti. Chi ha molte fotografie, al contrario, farebbe meglio a tenere le immagini fuori da questo conto. In quasi tutti i casi che abbiamo guardato è l’archivio fotografico a mangiarsi i quindici gigabyte prima di ogni altra cosa, e in genere l’alternativa migliore è un deposito separato: MEGA ne dà venti, a patto di leggere prima quello che diciamo sulla sua crittografia, mentre Icedrive e Koofr si fermano a dieci ma non li mettono in comune con la posta. Chi tiene soprattutto alla riservatezza guarderà invece Sync.com, dove la cifratura avviene sul dispositivo già nel piano gratuito e dove lo spazio, tuttavia, scende a cinque gigabyte.
Nella categoria del cloud storage le altre sei schede misurano con lo stesso metro quello che i fornitori dichiarano. Accanto a questa conviene leggere OneDrive, che fa la scelta opposta tenendo i cinque gigabyte dello spazio separati dai quindici della posta, e MEGA, che è l’unico fra i sette a offrire più spazio e il solo di cui ci sia parso necessario raccontare una vicenda di sicurezza, che riguarda proprio la crittografia su cui quel servizio ha costruito la propria reputazione.

