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Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato

Avast Free Antivirus: completo, un PC solo, e una multa da 16,5 milioni

La pagina pubblica di Avast Free Antivirus su avast.com, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Se dovessimo scegliere una sola scheda per spiegare perché questo sito esiste, sceglieremmo questa. Avast Free Antivirus è stato per anni il gratuito più installato del mondo, offriva più funzioni di quante ne offrissero certe suite a pagamento, e la domanda che ci poniamo in apertura di ogni scheda — che cosa ci guadagna chi lo distribuisce — in questo caso ha una risposta documentata da un'autorità pubblica, non dedotta da noi. Il prodotto in sé, certo, continua a funzionare e resta uno degli antivirus gratuiti più ricchi in circolazione, e tuttavia la storia della società che lo pubblica è esattamente la ragione per cui un elenco di funzioni, da solo, non ci dice quasi niente su quanto davvero ci costa un programma che non ha prezzo.

Che cosa dà il piano gratuito

La pagina italiana del download, letta il 28 ottobre 2026, elenca per la versione gratuita un corredo che in questa categoria è decisamente sopra la media: protezione del web e della posta, scudi comportamentali e sui file, scansione intelligente, quarantena, firewall, controllo delle reti Wi-Fi, difesa contro i ransomware, disco di ripristino, avvisi sulle violazioni di dati e consigli antitruffa basati su un modello linguistico. I requisiti, peraltro, coprono Windows da 7 a 11, a 32 e a 64 bit, con l'eccezione delle edizioni Starter e RT, e servono quattro gigabyte di memoria. Due numeri contano più degli altri e li mettiamo in evidenza: la versione gratuita vale per un solo PC Windows, e se cambiamo macchina dobbiamo riscaricarla su quella nuova, mentre il piano a pagamento Premium Security Multi-device arriva a dieci dispositivi su quattro sistemi diversi. C'è poi una clausola che spesso sfugge, perché la pagina la formula in modo gentile: l'applicazione gratuita si usa per tutto il tempo che si desidera, però dopo dodici mesi può chiedere di riattivare l'abbonamento gratuito per continuare.

Dove finisce

Qui, insomma, non finisce una funzione: finisce la fiducia, e conviene scriverlo per esteso. Nel febbraio del 2024 la Federal Trade Commission statunitense ha chiuso con Avast un procedimento imponendole il pagamento di sedici milioni e mezzo di dollari, destinati al risarcimento dei consumatori, e il comunicato dell'autorità è del 22 febbraio. L'addebito è che Avast raccoglieva le informazioni di navigazione delle persone attraverso le estensioni per il browser e il software antivirus, le conservava a tempo indeterminato e le rivendeva tramite la controllata Jumpshot a più di cento soggetti terzi, fra agenzie pubblicitarie, società di marketing, aziende di analisi dei dati e intermediari di dati, mentre ai propri utenti prometteva protezione dal tracciamento. La raccolta risaliva almeno al 2014 e Jumpshot ha venduto dal 2014 al 2020; secondo la Commissione l'anonimizzazione era insufficiente e alcuni contratti consentivano agli acquirenti di ricondurre i dati alle singole persone. L'ordine, approvato con tre voti su tre, vieta ad Avast di vendere per finalità pubblicitarie i dati di navigazione dei propri prodotti, le impone di cancellare i dati trasferiti a Jumpshot e gli algoritmi che ne derivano, e di avvisare le persone coinvolte. Un antivirus gratuito che si faceva pagare con i dati di chi lo usava: la premessa di questo sito, in una riga.

Per chi va bene

A noi Avast sembra ancora una scelta tecnicamente valida per un solo computer Windows da proteggere, se accettiamo la riattivazione annuale e se mettiamo mano alle impostazioni sulla condivisione dei dati appena finita l'installazione. Chi però non vuole fare quella valutazione, e sono in genere i più, farebbe meglio a restare su Microsoft Defender, che è già attivo in Windows e non ha alcun interesse commerciale sulla nostra navigazione, oppure su Bitdefender Antivirus Free, più essenziale ma mai finito in un procedimento di questo tipo. Il nostro è un giudizio sull'uso gratuito e sulla storia del fornitore, non sulla qualità del motore di rilevamento, che resta buona.

Nella categoria degli antivirus e della sicurezza le altre cinque schede misurano lo stesso compromesso con esiti diversi, e del resto accanto a questa conviene leggerne due in particolare. Microsoft Defender, perché è l'alternativa che non chiede niente in cambio, e VirusTotal, dove il prezzo da pagare non è il denaro ma la riservatezza di quello che carichiamo.

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