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Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato

Wikimedia Commons: non c’è una licenza, ce n’è una per ogni file

La pagina pubblica di Wikimedia Commons su commons.wikimedia.org, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Nelle altre quattro schede di questa categoria la licenza è una sola e sta su una pagina sola. Su Wikimedia Commons non funziona così, e conviene saperlo prima di scaricare: l’archivio della Wikimedia Foundation raccoglie file caricati da chiunque, e ogni file porta la propria licenza, scelta da chi lo ha messo online. Non esiste dunque «la licenza di Commons», esistono decine di licenze diverse che hanno in comune soltanto il minimo necessario per essere accettate. Qui, insomma, la domanda pratica non è se possiamo usare un’immagine, ma come si legge la licenza di quell’immagine: ed è la domanda che si fa chi arriva, perché in questa categoria il danno non lo fa la quantità di file scaricati ma l’uso che ne facciamo dopo.

Che cosa dà l’archivio

Le linee guida sulle licenze, che abbiamo letto il 28 ottobre 2026, fissano il minimo comune: tutte le pagine di descrizione devono indicare chiaramente sotto quale licenza il materiale è pubblicato, e la licenza deve permettere la ripubblicazione, le opere derivate e l’uso commerciale, in modo perpetuo e irrevocabile. Le licenze con clausola non commerciale non sono accettate, a meno che lo stesso file sia rilasciato anche sotto una licenza libera. Un file può portarne più di una insieme, e in quel caso possiamo scegliere quella che ci conviene. Veniamo al come, che è la parte che serve: aprendo il file arriviamo alla sua pagina di descrizione, dove troviamo lo stato del diritto d’autore, il titolare e le condizioni di licenza, con il collegamento al testo completo. Lì leggiamo di quale licenza si tratta — pubblico dominio, CC0, CC BY, CC BY-SA e altre ancora — e che cosa chiede in cambio: l’attribuzione dell’autore, l’indicazione della licenza stessa e, per le licenze con clausola di condivisione allo stesso modo, l’obbligo di rilasciare il nostro lavoro derivato alle medesime condizioni. Da attribuire, peraltro, è l’autore del file e non chi lo ha caricato, perché spesso non sono la stessa persona.

Dove finisce

Finisce su due cose che la licenza non copre e che la pagina sul riuso dei contenuti dice a chiare lettere. La prima è che la Wikimedia Foundation non garantisce in alcun modo lo stato del diritto d’autore né la correttezza delle condizioni indicate, perché quelle informazioni le ha scritte chi ha caricato il file e la fondazione non possiede quasi nulla di quanto ospita: chi riusa, dunque, dovrebbe verificare come farebbe con qualunque altra fonte. La seconda, e per noi la più pesante, è che la licenza riguarda il diritto d’autore e nient’altro: restano fuori, e la pagina li elenca uno per uno, i marchi, i brevetti, i diritti della personalità, il diritto morale d’autore e i diritti alla riservatezza, e si legge appunto che l’uso commerciale di immagini di persone può richiedere il consenso esplicito del soggetto e non soltanto quello di chi ha scattato. È il limite di tutta la categoria, e qui lo troviamo scritto meglio che altrove: nessuna licenza gratuita ci fornisce le liberatorie delle persone ritratte o degli oggetti riconoscibili, e in Italia pesano l’articolo 10 del codice civile, gli articoli 96 e 97 della legge 633 del 1941 sul ritratto e il GDPR. Resta infine la clausola di condivisione allo stesso modo, che in un lavoro commerciale raramente ci conviene accettare.

Per chi va bene

Commons ci sembra insostituibile per tutto quello che gli archivi fotografici non hanno: ritratti storici, stemmi, mappe, edifici, opere d’arte, documenti, specie animali e vegetali, con una provenienza documentata file per file. In cambio chiede un lavoro di lettura che gli altri quattro si risparmiano, e magari qualche riga di attribuzione in fondo alla pagina. Chi deve chiudere un lavoro in fretta e cerca una fotografia d’atmosfera farebbe meglio a guardare Unsplash, dove l’attribuzione non è dovuta e la licenza è una e identica per tutto il catalogo. A nostro favore, però, va messa una cosa che non ha prezzo in questa categoria: Commons non ha un padrone commerciale che possa decidere di cambiare le condizioni, perché le licenze dei singoli file sono perpetue e irrevocabili per costruzione.

Le cinque schede delle immagini libere di questo sito nascono tutte dalla stessa domanda, e lette di seguito mostrano quanto diversa sia la stessa parola «gratis». Da qui conviene passare a Openverse, che indicizza anche Commons e tuttavia non concede licenze proprie, e a Unsplash, che sta all’estremo opposto per semplicità e per permissività. Fra quei due estremi ci muoviamo ogni volta che valutiamo un archivio della categoria.

Nella stessa categoria

  • Unsplash

    licenza permissiva, nessuna attribuzione

    illimitato

  • Pexels

    gratis, con divieti su persone identificabili

    illimitato

  • Pixabay

    vieta l’uso commerciale di contenuti con marchi

    uso personale