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Verificato il 28 ottobre 2026 · illimitato

Openverse: non concede licenze, perché le immagini non sono sue

La pagina pubblica di Openverse su openverse.org, come si presentava il 28 ottobre 2026.

Openverse somiglia a un archivio di immagini libere ed è un’altra cosa: è un motore di ricerca, e non concede alcuna licenza. Le immagini che ci mostra non sono sue, non le ospita e non le ha controllate: le trova negli archivi di altri e ce ne mostra l’anteprima con l’etichetta della licenza dichiarata alla fonte. Conviene dirlo all’apertura, perché è il fraintendimento più pericoloso di questa categoria: scaricare da Openverse non ci dà alcun diritto sul file, e chi lo fa deve andare a verificare la licenza all’archivio d’origine. Il danno, qui come nelle altre quattro schede, non lo fa la quantità di immagini che riusciamo a scaricare, ma l’uso che ne facciamo credendoci coperti da qualcosa che non ci copre.

Che cosa dà il motore di ricerca

La pagina di presentazione, che abbiamo letto il 28 ottobre 2026, descrive Openverse come uno strumento per scoprire e usare opere con licenza aperta e di pubblico dominio, e dichiara di cercare fra oltre settecento milioni di immagini e file audio presi da interfacce pubbliche e dall’insieme di dati Common Crawl; i video si raggiungono soltanto attraverso la funzione delle fonti esterne. Quello che il servizio aggiunge, in concreto, è il filtro per tipo di licenza e l’attribuzione generata con un clic, già pronta da incollare. È comodo e fa risparmiare tempo, e dunque conviene sapere con precisione quanto vale. Sulla stessa pagina, infatti, troviamo la dichiarazione che conta, e la riportiamo per esteso: Openverse non verifica le informazioni sulla licenza delle singole opere, né se l’attribuzione generata sia esatta o completa, e invita a verificare in modo indipendente lo stato della licenza e le informazioni di attribuzione prima di riusare il contenuto. Il servizio nasce da CC Search, avviato da Creative Commons nel 2019 e passato a WordPress nel 2021.

Dove finisce

Finisce dove comincia, e cioè nel fatto che qui non c’è una licenza da leggere. Negli altri quattro archivi la licenza è un testo che il fornitore si assume: su Unsplash e su Pexels è una e identica per tutto il catalogo, su Pixabay porta un elenco di divieti, su Wikimedia Commons sta sulla pagina di ciascun file. Su Openverse, tuttavia, non c’è, e l’etichetta che vediamo è un’informazione di seconda mano, riferita dall’archivio d’origine e non controllata da nessuno: se quell’etichetta è sbagliata il file resta protetto e il conto lo paghiamo noi, non il motore di ricerca. L’attribuzione con un clic, peraltro, è lo strumento più insidioso del servizio, perché ha l’aspetto di un documento e non lo è. E anche quando la licenza alla fonte è in ordine, resta il limite di tutta la categoria, che nessun motore di ricerca può colmare: le liberatorie delle persone ritratte e degli oggetti riconoscibili non ce le dà nessuno, e in Italia pesano l’articolo 10 del codice civile, gli articoli 96 e 97 della legge 633 del 1941 sul ritratto e il GDPR. Il percorso corretto, insomma, è uno solo: dal risultato si passa alla pagina dell’opera sull’archivio d’origine, lì si legge la licenza e da lì si scarica.

Per chi va bene

Openverse ci sembra utile come primo passo e mai come ultimo: per scoprire che un soggetto esiste e dove sta, perché cerca in una volta sola dentro archivi che del resto apriremmo altrimenti uno per uno. Chi invece vuole una licenza chiara in una pagina sola, da leggere e archiviare, farebbe decisamente meglio a partire da Unsplash o da Pexels, dove il testo esiste e qualcuno se lo assume. Vale poi un argomento che in questa categoria non è teorico: la fonte d’origine può non esserci più. Stock.xchng, per anni il riferimento italiano delle immagini gratuite, oggi non risponde affatto. Getty Images acquisì Jupiterimages nel febbraio del 2009 e le attività stock di Stock.xchng divennero una joint venture; nel dicembre dello stesso anno i fondatori vendettero la quota residua; nel 2014 il sito prese il nome FreeImages. Oggi freeimages.com risponde con un reindirizzamento verso istockphoto.com, con un parametro di tracciamento affiliato sul sottodominio www, e sxc.hu non risolve più: il nome non ha un indirizzo. Dell’archivio, insomma, è rimasto un rimando a un negozio, e la data dello spegnimento non è accertata.

Le cinque schede delle immagini libere di questo sito nascono dalla stessa domanda, e lette di seguito mostrano quanti regimi diversi stiano in genere sotto la stessa parola «gratis». Da qui conviene passare a Wikimedia Commons, che Openverse indicizza e che la licenza invece se la assume file per file, e a Unsplash, che sta all’estremo opposto per semplicità. Su ciascuna ci siamo chiesti la stessa cosa: fin dove arriva il diritto di usare il file.

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  • Unsplash

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  • Pexels

    gratis, con divieti su persone identificabili

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  • Pixabay

    vieta l’uso commerciale di contenuti con marchi

    uso personale